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Biancaneve e la matrigna cattiva: figlie vittime di madri narcisistiche

Care figlie di madri narcisistiche avete tutta la mia comprensione. E pure quella di Biancaneve, la vittima più illustre della relazione patologica tra figlia femmina e madre affetta da disturbo narcisistico di personalità, formulato negli anni Settanta del secolo scorso da Kohut e introdotto su sua stessa richiesta nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM). Il sintomo principale è la mancanza di capacità nel provare empatia verso gli altri associata ad una percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”.

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La matrigna di Biancaneve, Grimilde, presenta molto bene alcuni tratti della patologia, in particolar modo la necessità di avere sotto controllo la figliastra e di considerarsi in tutto e per tutto la donna più bella del regno. Per la matrigna avere la conferma di essere la migliore e la più bella è ciò che la tiene in vita: “ Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?” interrogava ogni giorno; e lo specchio rispondeva: “Nel regno, Maestà, tu sei quella”. Per prima cosa bisogna notare che la strega (perché questo è) usa proprio lo specchio (simbolo per antonomasia del narcisismo) per avere conferma della propria superiorità. Le madri narcisistiche non temono confronti finché la figlia non raggiunge l’adolescenza e con essa la maturità sessuale, accompagnata dal fiorire della bellezza.Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?” e lo specchio, un giorno, rispose: “Regina, la più bella qui sei tu, ma Biancaneve lo è molto di più”. Generalmente è questo il punto di collisione perché la madre, in questo caso rappresentata da Grimilde, deve iniziare a fare i conti con la propria sessualità e femminilità, solitamente bloccate, che determina una vero e proprio conflitto intrapsichico che la lacera. E visto che le narcisistiche hanno una struttura di personalità infantile, non avendo le risorse per affrontare la situazione e sfruttarla per crescere, l’unica soluzione plausibile è eliminare l’oggetto di sofferenza, ovvero la figlia. La matrigna della fiaba cercò di farlo materialmente ordinando al guardiacaccia di uccidere Biancaneve e portarle polmoni e fegato come prova. Nella vita quotidiana la distruzione è psicologica: in questo caso la madre narcisistica cerca in tutti i modi di mantenere la figlia dipendente e “piccola” perché solo così non risulterà essere un pericolo. Insomma se, come Biancaneve, la bambina rimane chiusa nel giardino di casa a cantare insieme ai passerotti va tutto bene, nel momento in cui invece apre il portone del castello e inizia ad affacciarsi al mondo e ad essere vista e apprezzata, il narcisismo materno vacilla a tal punto da innescare la miccia. Generalmente le figlie di madri narcisistiche sono ragazze intelligenti e sensibili, molto ingenue (a causa della mancanza di interazione sociale imposta dalle genitrici) e con una grande voglia di esplorare e conoscere. Durante l’adolescenza la spinta ad allontanarsi dai genitori è l’espressione sana e naturale dell’evoluzione della personalità adulta, che ovviamente viene aspramente repressa dalla madre. C’è chi riesce a sfuggire, ma ci sono anche ragazze che invece rimangono intrappolate e non ne escono.

photo by Hotblack
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Nel caso in cui la figlia riesca a ritagliarsi uno spazio di autonomia, ad esprimersi nel proprio essere femmina e a dimostrare la propria bellezza e carica sessuale ecco che il conflitto arriva ai massimi livelli. Nella fiaba questo è rappresentato da Grimilde che, trasformatasi in vecchina, tenta per ben tre volte di uccidere Biancaneve: prima con un pettine avvelenato, poi stringendole la vita con una stola e infine con una mela rossa avvelenata (simbolo del peccato originale e quindi della sessualità). Il dono è il simbolo di una dinamica molto sottile e ricattatoria che spesso le madri mettono in atto perché con i regali esse si aspettano di ottenere nuovamente la dipendenza e il controllo della figlia tramite la riconoscenza di quest’ultima. Alcune ci cascano, altre hanno l’intelligenza e il coraggio (tantissimo) di andare avanti per la propria strada. Mentre Biancaneve viene salvata dal Principe Azzurro (anche se la storia originale non è proprio così e ne riparleremo in un altro post), le figlie devono svegliarsi, possibilmente da sole, perché se da una parte iniziare una relazione è un modo per svincolarsi dalla morbosità e sprezzo materno, non sempre questa situazione salva: se non avviene il distacco psicologico (e fisico) dalla madre, l’avere o meno un compagno non è così rilevante. Bisogna anche vedere se il fidanzato dura perché generalmente le mamme narcisistiche non sopportano la felicità degli altri e soprattutto non reggono proprio quella della figlia, con il risultato di immischiarsi nella relazione nel tentativo di far saltare la coppia e ottenere nuovamente il controllo della ragazza e soffocare l’indipendenza e la femminilità conquistata.

La fiaba di Biancaneve descrive solo il tratto sessuale del disturbo narcisistico di personalità, una patologia invalidante sia per il malato (che difficilmente si riconosce come tale) che, soprattutto per chi gli sta vicino. Una malattia esplosiva ed estremamente complessa che intacca qualsiasi funzionamento della persona: sociale, relazionale, sessuale, cognitivo, etc.

So che siete tante e che continuate a chiedervi cosa avete di così sbagliato per meritare il disprezzo di vostra madre. So che vorreste iniziare a vivere. E so anche che molte di voi si trovano infilate in una situazione come questa senza rendersene conto. È difficile riconoscerlo ma se lo avete fatto siete già a metà dell’opera.

Chiamatemi, troveremo insieme una via d’uscita.

Attente alle mele nel frattempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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