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Essere felici. Istruzioni per l’uso secondo Buddha

Voi non lo sapete ma c’è un Buddha in ognuno di noi. Sì perché Buddha non era un santo ma un uomo come tutti gli altri che è riuscito a trovare la serenità. Ma non come facciamo noi che la leghiamo a oggetti, persone, obiettivi e lavoro senza mai raggiungerla veramente: esso l’ha trovata eliminando la sofferenza da dentro di sé, evitando di far crescere i sentimenti negativi ed alimentando quelli positivi come compassione, amore, armonia e gioia. Ognuno di noi può liberarsi dalla sofferenza: basta esercitare la consapevolezza e il non attaccamento, distaccarsi dai pensieri e dalle paure, dai desideri e dagli odi, sviluppare dentro noi stessi l’amore universale. Eh, grazie! Direte. Siamo esseri umani noi, mica santi. Eh ma appunto, come vi ho già detto un buddha è un essere umano come tutti noi.

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La sofferenza è molto diffusa e determinata da una visione errata della realtà. Questo accade perché, dal punto di vista evoluzionistico, l’essere umano è un animale con una ampissima capacità psichica, e l’Io è talmente grande e potente che ha superato i confini del corpo attaccandosi alla consistenza economica, ai legami affettivi, agli altri esseri viventi, ai comportamenti, alla cultura e alle sue immagini stereotipate. Secondo la psicologia buddhista questo è il nocciolo della nevrosi e, pertanto, dell’infelicità umana. Sì perché più noi leghiamo il nostro Io, e quindi il nostro senso del Sé ad oggetti, situazioni e persone esterne, più esso diventa vulnerabile perché frammentato in miriadi di pezzi facilmente disintegrabili. Ed è facile cadere in questa trappola al giorno d’oggi, circondati come siamo dalla cultura consumistica basata sul possesso e sul prestigio sociale. La sofferenza umana viene concepita come un processo nevrotico in quanto allontanamento dalla realtà cioè dalla naturale coincidenza tra Io e corpo.  Ma se non fosse sempre così? E se questi conflitti non esistessero realmente all’esterno ma fossero proiezioni di qualcosa di interno? Può essere, perché ciò che ci rende nevrotici ed isterici non è la vita da frullatore che facciamo ma l’atteggiamento mentale ad essa, soprattutto quando associamo il nostro benessere al raggiungimento del successo. Questa continua ricerca di gloria produce stress che, guarda caso, è l’esatto opposto della serenità, lo stato psicofisico che rappresenta il viatico alla felicità. Certo, il successo è importante, ma non per questo deve accompagnarsi a braccetto con lo stress e la nevrosi; possiamo essere sereni senza rinunciare ad esso, anzi, in questo modo ne godremmo molto di più. Secondo Buddha per arrivare alla felicità e cioè all’Illuminazione basta prendere atto delle Quattro Nobili Verità e praticare gli Otto Nobili Sentieri. Andiamo per gradi e capiamo di cosa si tratta.

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LE QUATTRO NOBILI VERITÁ

  1. L’ESISTENZA DELLA SOFFERENZA: nella vita c’è dolore perché ci sono nascita, vecchiaia, malattia e morte. Emozioni negative come odio, rancore, paura, ansia e disperazione. È sofferenza l’assenza di ciò che si ama e la presenza di ciò che si odia. Pertanto secondo Buddha dovremmo cercare di contornarci da ciò che ci dà serenità e da chi ci ama e al contempo tenere a distanza ciò che ci dà dolore, che ci impaurisce, che genera negatività nella nostra vita.
  2. LA CAUSA DELLA SOFFERENZA: essa è l’attaccamento, che crea dolore perché produce tristezza, ira, gelosia, ansia, disperazione e causato a sua volta dall’ignoranza derivante dal fatto che crediamo che la realtà sia permanente, cioè costante mentre essa è impermanente, ossia in continuo cambiamento ed evoluzione.
  3. ESTINZIONE DELLA SOFFERENZA: la sofferenza scompare grazie all’estinzione dell’ignoranza e, conseguentemente, dell’attaccamento.
  4. LA VIA ALL’ESTINZIONE DELLA SOFFERENZA: come essere sereni e felici? Semplice, basta seguire gli Otto Nobili Sentieri.

La presa in atto delle Quattro Nobili Verità e la pratica degli Otto Nobili Pensieri (che illustrerò nel prossimo articolo) consentirebbero di raggiungere uno stato che possiamo definire di mancanza della nevrosi, condizione eccezionale perché poca diffusa ma di fatto lo stato naturale a cui tutti dovremmo aspirare.

Continua…

BIBLIOGRAFIA

G.C. Giacobbe, Come diventare Buddha in cinque settimane, 2005, Ponte alle Grazie

 

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