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Cyberbullismo – parte prima – : impariamo a conoscerlo per riconoscerlo

Il cyberbullismo, o bullismo online, si verifica quando qualcuno (bullo) umilia, diffama o compie azioni aggressive verso un’altra persona (vittima) usando strumenti informatici, nello specifico: email, chat, social network, blog, siti internet (YouTube in prima linea). La questione spinosa di tutta questa triste faccenda è che, a differenza dell’atto di bullismo diretto compiuto a scuola, il video o le parole offensive rimangono e possono essere visualizzate da terzi in continuazione e in qualsiasi parte del mondo non solo perché facilmente accessibile ma anche perché condivisibile da chiunque. Poniamo ad esempio un video su YouTube, ognuno di noi almeno una volta nella vita ne ha visualizzato uno. Questo canale ci consente di poter visionare in qualsiasi momento e ovunque ci troviamo dei filmati tramite pc, tablet o cellulare. Pensate pertanto alla portata devastante che può avere un video diffamatorio.

La situazione non è delle migliori, pensate che nel 2016 su 600 studenti italiani tra i 12 e i 18 anni, il 30% è stato deriso o umiliato in rete; il 48% ha paura di incontrare in Internet persone che non sono chi dicono di essere e il 15% degli adolescenti europei tra gli 11 e i 16 anni ha ricevuto messaggi a sfondo sessuale (Telefono Azzurro e Doxa Kids, 2016).

Il cyberbullismo è un fenomeno complesso che può presentarsi sotto varie forme, vediamo quali:

FLAMING: invio di messaggi di insulto per suscitare battaglie verbali online. Le conversazioni sono temporanee avvengono tramite social network, chat o caratterizzare la partecipazione a videogiochi su internet o in app (Ruzzle, Candy Crush, Xbox, etc).

HARASSMENT: messaggi scortesi, offensivi, insultanti, disturbanti, che vengono inviati ripetutamente nel tempo, attraverso E-mail, messaggi, telefonate sgradite o talvolta mute.

CYBERSTALKING: perseguitare qualcuno attraverso invio ripetuto di minacce. il cyberbullo può minacciare la vittima di aggressioni fisiche e/o diffondere materiale riservato in suo possesso (fotografie sessualmente esplicite, videoclip intimi, manoscritti personali) nella rete.

DENIGRATION: denigrazione, cioè diffondere pettegolezzi o immagini imbarazzanti della vittima per danneggiarne la reputazione.

IMPERSONATION: violare la password di una persona per fingersi lei

OUTING: Pubblicare informazioni personali e riservate riguardante una persona

TRICKERY: Spingere una persona attraverso l’inganno a rivelare informazioni imbarazzanti e riservate per poi pubblicarle o minacciarlo di farlo

EXCLUSION: escludere volontariamente una vittima da un gruppo online (bannare da una lista di amici).

CYBERBASHING O HAPPY SLAPPING: filmarsi, per poi pubblicare, mentre si aggredisce fisicamente un coetaneo

SEXTING: invio e/o la ricezione e/o la condivisione di testi, video o immagini sessualmente esplicite/inerenti la sessualità.

HATE SPEECH: discorso online che inciti alla violenza o ad azioni mirate ad aumentare pregiudizio contro persone o gruppi

GROOMING: adescamento online

SEXTORSION: costringere vittime a pratiche sessuali e al pagamento in denaro in cambio di mancata divulgazione di immagini /video compromettenti.

Lo scenario, ammettiamolo, è abbastanza inquietante soprattutto se ci fermiamo a pensare quanto i giovani adolescenti di oggi vivano immersi nella realtà virtuale. Difendersi, tutelarsi e sconfiggere il cyberbullismo si può.

Come?

Ci rivediamo al prossimo post.

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